Dal 30 aprile 2017 il colosso statunitense Dell sta utilizzando rifiuti di plastica riciclati per realizzare l’imballaggio di un suo nuovo modello di PC.
I rifiuti di  plastica vengono recuperati alla “fonte”, dai corsi d’acqua e sulle spiagge prima che raggiungano l’Oceano e quindi siano più difficili da raccogliere. Vengono poi lavorati insieme ad altre plastiche provenienti da bottiglie e recipienti per alimenti. I granuli così ottenuti sono stampati creando nuovi imballaggi protettivi e resistenti per i PC.
Questa iniziativa consentirà di evitare che oltre 7 tonnellate di rifiuti finiscano negli oceani nel 2017. 
I nuovi imballaggi sono a loro volta riciclabili a fine vita, offrendo un importante contributo allo sviluppo di un’economia più circolare e sostenibile.

Fonte della news: www.solutions-magazine.com/

Postata da Davide

A pochi chilometri da Marsiglia in Provenza, è possibile godere appieno della lussureggiante natura circostante senza rinunciare al comfort e alla privacy.
A metà tra hotel di lusso e campeggio, ogni stanza dell’Attrap Reves è costituita da una “bolla” alta 3 metri e con un diametro di 4 adagiata su una base di legno e dotata di un sistema di ventilazione per il ricambio costante dell’aria e per evitare condense. 
Le pareti sono in plastica riciclata e rinforzata così da isolare l’ambiente di giorno dal calore del sole. Anche altre parti sono fatte con materiali recuperati e ogni struttura può essere allestita e smontata con grande facilità. Insomma un progetto eco-friendly.
A completare il servizio un ampio letto da cui è possibile ammirare il cielo stellato attraverso la bolla trasparente per un’atmosfera molto romantica. Anche perché ogni “stanza” è raggiungibile solo attraverso un sentiero privato.

Fonte della news: corriereinnovazione.corriere.it

Postata da Monica

Nel 2016 nasce il progetto Aequorea dell’architetto belga Vincent Callebaut, non nuovo a trovate innovative e futuristiche. L’idea è di costruire un grande complesso residenziale su 4 isole che si innalzano sopra la superficie del mare a poca distanza dalle costa brasiliana vicino a Rio de Janeiro. 
Di fatto una vera e propria città sostenibile e completamente autosufficiente con aree residenziali, spazi di coworking, impianti di riciclo, alberghi, centri sportivi ed educativi, spazi verde, orti urbani e serre, in grado di auto-produrre energia sfruttando le correnti marine e di ospitare oltre 20.000 persone. Molti dei quali potrebbero essere “rifugiati ambientali” che fuggono dai loro Paesi a causa del continuo surriscaldamento del Pianeta.
Gli edifici, che dalla superficie dell'Oceano affondano le loro radici fino al fondale come dei grattacieli sottomarini, sarebbero costruiti interamente con la stampa 3D riciclando rifiuti plastici recuperati dai mari in un biomateriale composto anche da alghe (chiamato Algoplast).
Solo il tempo ci dirà se questa moderna Atlantide sarà il risultato di un progetto eco-sostenibile innovativo e all’avanguardia o rimarrà solo una efficace provocazione contro lo sfruttamento delle risorse, l’inquinamento atmosferico e dei mari.

Postata dalla Redazione

Si può dare una mano al nostro pianeta anche semplicemente scegliendo la bici giusta. Parte da questo presupposto la sfida vinta dalla Muzzi Cycles, un’azienda brasiliana produttrice di biciclette, che ha brevettato un modello fatto esclusivamente con materiali di scarto, senza però tralasciare funzionalità ed estetica. 

Il brevetto di questa eco-bici è dell’artista Juan Muzzi e si basa sul riutilizzo di un materiale ricavato dalle bottiglie di plastica. Le bici sono assemblate senza saldature né vernici e la loro struttura ricorda quella ossea del corpo umano, agile e leggera seguendo l’idea della cavità. Ma a differenza nostra, non temono l’usura del tempo perché non arrugginiscono e restano integre a lungo.

L’innovativo progetto non ha tardato a raccogliere i propri frutti: in poco tempo sono stati venduti più di 200.000 bici di “plastica riciclata” con u recupero e riuso di oltre 20 milioni di bottiglie! 
La bici è acquistabile anche dall’Italia attraverso il sito dell’azienda.


Fonte della news: nonsprecare.it

Video 

Postata da Diego

Nella pesca commerciale capita molto spesso di catturare pesci ancora troppo piccoli e giovani per avere un mercato e perciò rigettati in mare senza vita. Nella sola Inghilterra si calcola che 2 pesci su 3 vengano scartati ogni anno “invano”, spesso appartenenti alle specie più a rischio di estinzione. Una situazione insostenibile dal punto di vista ambientale.
La possibile soluzione arriva da Dan Watson, laureato alla Royal Collage of Art di Londra, con la sua “Safety Net”. L’idea è apportare dei fori circolari nella rete da pesca commerciale attraverso cui i pesci più piccoli e non voluti possano scappare e salvarsi. Questi anelli, realizzati anche grazie alla plastica, sono dotati di un sistema LED che si illumina per stimolare la fuga dei pesciolini e che viene alimentato da una batteria o attraverso turbine incorporate. 
Oltre a salvare milioni di pesci, i fori della “Safety Net” consentono di diminuire il peso della rete e quindi risparmiare anche in termini di gasolio utilizzato dalle navi da pesca. Il sistema contribuisce inoltre ad alzare la rete a circa un metro dal fondale marino, proteggendo così il prezioso ecosistema che lì risiede.
L’idea del giovane studente ha vinto qualche anno fa il prestigioso James Dyson Award per il design, con un premio di ben 10.000 sterline per Dan e altrettante per la sua Università.

VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=Thov5k7fWlg

Fonte: cnet.com 

Postata da: Andrea

Dalla Spagna arriva un’innovazione per il tetto: tegole realizzate da Roofeco System a partire dal riutilizzo di bottiglie di plastica, recuperate da diversi centri raccolta, unite a  mono-particelle minerali. Presentano diversi vantaggi rispetto ai rivestimenti tradizionali. Innanzitutto sono molto più leggere, garantendo quindi un bel risparmio energetico legato soprattutto al trasporto.  Sono resistenti alle intemperie e alle variazioni climatiche riducendo di molto il rischio di crepe e danneggiamenti. Il montaggio di queste tegole è molto semplice e veloce, senza la necessità di utilizzare viti o malte. Disponibili anche nella versione trasparente, alla fine del loro utilizzo sono nuovamente riciclabili al 100%.
L’innovazione ecologica non è passata inosservata agli EPRO awards 2017 dove si è aggiudicata il primo premio nella categoria “miglior prodotto realizzato in plastica riciclata”.

Per maggiori informazioni: http://roofecosystem.com/en/

Postata da Daniel

Ellen MacArthur Foundation e la International Sustainability Unit (HRH) Prince of Wales hanno lanciato il “New Plastics Economy Innovation Prize”, premio per le innovazioni proposte da privati, progettisti, scienziati o imprenditori con l’obiettivo di sviluppare nuovi imballaggi in plastica capaci di ridurre l’inquinamento dei mari e favorire l’economia circolare. 
Il premio prevede una “dote” di ben due milioni di dollari, finanziati dalla generosa donna d’affari e filantropa statunitense Wendy Schmidt, equamente suddivisi in due sezioni.
Nella prima, Circular Design Challenge proposta in partnership con OpenIDEO, i partecipanti sono invitati a ripensare e riprogettare quegli imballaggi monouso (come flaconi per cosmetici, cannucce, coperchi di tazze..) ad oggi difficili da riciclare in modo da garantire un loro più lungo impiego e quindi minimizzare gli sprechi.
La seconda sfida (Circular Materials Challenge) si concentra su tecnologie e nuovi materiali capaci di rendere tutti gli imballaggi in plastica riciclabili o compostabili, soprattutto quelli costituiti da più materiali e quindi più complicati da gestire una volta finito il loro utilizzo. Partner di questa seconda challenge è NineSigma.
I vincitori saranno annunciati entro fine anno e, oltre ai due premi in denaro, avranno la possibilità di dare visibilità al proprio progetto ed entrare in uno specifico programma al fine di passare dall’idea astratta alla concreta realizzazione del prodotto e di individuare possibili investitori.
Quindi spazio alle idee e all’innovazione per dimostrare una volta ancora che la problematica dell’inquinamento dei mari non deriva dal prodotto ma da dalle cattive abitudini di alcune persone che non rispettano l’ambiente in cui vivono.

Fonte: Polimerica.it

Per maggiori informazioni: https://newplasticseconomy.org/innovation-prize

Postata da Stefano

Ocean Sole nasce in Kenya nel 1997, dall’idea della biologa Julie Church, per trovare un rimedio al problema del degrado ambientale che stava deturpando le bellissime spiagge del Paese invase dai rifiuti lasciati dall’uomo.

L’iniziativa trae ispirazione dall’inesauribile inventiva e semplicità dei bambini, dalla loro creatività e voglia di giocare che supera ogni ostacolo, compreso quello della povertà. Ocean Sole ha coinvolto mamme, anziani, artigiani e artisti in un gran lavoro di squadra con lo scopo di raccogliere le infradito abbandonate sulle spiagge o provenienti dal mare e successivamente riutilizzarle in modo creativo realizzando piccole sculture, bijou, giocattoli, penne, matite e molto altro.

La scelta sulle infradito dipende dal fatto che erano, e sono tuttora, uno dei rifiuti più presenti sulle coste. 

Nel 2013 sono state raccolte e riciclate creativamente, attraverso questa iniziativa, oltre 50 tonnellate di infradito.

A distanza di 20 anni, Ocean Sole da un piccolo sogno è diventata una fondazione a livello mondiale che ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti. Fonda la sua essenza sull’amore per la propria terra e sul coinvolgimento di risorse umane locali offrendo loro una concreta attività lavorativa e quindi un futuro dignitoso in una zona molto colpita dalla povertà. Certamente un’iniziativa a cui ispirarsi.

Video: https://www.youtube.com/watch?v=OzHUwmrOpFE

 

Fonti: Webtalentcommunication.itOcean-sole.com 

Postata da Carlos

Per contribuire attivamente a risolvere il problema legato all’inquinamento marino, il giovanissimo olandese Boyan Slat ha avuto una grande intuizione: sfruttare le correnti marine e i venti per trasportare la plastica verso piattaforme di raccolta.

Nasce così nel 2013 il progetto Cleanup e la relativa Ocean Cleanup Foundation che per un anno ha studiato la fattibilità della soluzione con un team di oltre cento esperti e che è riuscita a raccogliere i fondi necessari per partire, nel 2016, con un prototipo nel Mar del Nord.

Al posto dei tradizionali metodi con navi e reti, il progetto utilizza una barriera solida galleggiante a forma di “v” che, sfruttando intelligentemente correnti e venti, spinge la plastica verso una piattaforma dove viene passivamente raccolta per poi essere destinata al riciclo.

Il design della piattaforma ricorda un’antenna, con il raccoglitore della plastica, lungo 11 metri e largo 58, nella parte centrale. Ogni piattaforma è in grado di raccogliere mediamente 65 metri cubi di plastica al giorno e viene svuotata da una nave ogni 45 giorni. 

Oltre che dal punto di vista ambientale, secondo le stime questo innovativo sistema è ben 33 volte economicamente più conveniente rispetto ai metodi tradizionali.

Dopo il primo prototipo nel Mar del Nord, entro il 2020 è prevista la realizzazione di una start up nell’Oceano Pacifico.

Progetti come Cleanup sono certamente in grado di offrire un reale contributo alla soluzione di una problematica non legata alla plastica in sé ma al comportamento umano non sempre corretto. Sono quindi fondamentali iniziative volte a sensibilizzare e a responsabilizzare le persone su questa problematica, per altro sempre più diffuse in varie parti del mondo.

 

Per maggiori informazioni: www.theoceancleanup.com

 

Postata da Fabio

Nella verde e lussureggiante isola di Colon a Panama sta sorgendo il primo villaggio al mondo realizzato utilizzando bottiglie di plastica come materiale isolante.

I principali obiettivi dell’ideatore del progetto, il canadese Robert Bezeau, sono preservare l’ambiente circostante attraverso il riutilizzo efficiente di migliaia di bottiglie e realizzare nel contempo edifici economici. 

La progettazione di questi alloggi non si discosta molto da quella delle case tradizionali, ad eccezione della realizzazione dei muri fatti con bottiglie di plastica inserite in gabbie di ferro e acciaio successivamente rivestite da calcestruzzo. Grazie al potere isolante della plastica, la temperatura degli ambienti interni si mantiene anche 17° più bassa di quella esterna che raggiunge tranquillamente i 35°. A tutto vantaggio del comfort abitativo. Inoltre questa struttura presenta proprietà antisismiche e ridotti tempi e costi di costruzione.

Il villaggio sarà costruito in tre fasi e comprenderà un orto condiviso, zone verdi, un parco e luoghi adatti per praticare Yoga e attività sociali all’aperto.

La realizzazione della prima delle 120 abitazioni previste ha portato al riutilizzo intelligente di ben 10.000 bottiglie! Un approccio “green” che Robert Bezeau ha arricchito anche dal lancio di una raccolta fondi sul proprio sito internet allo scopo di creare un centro di ricerca e una scuola per educare quante più persone possibile su questa tipologia di costruzioni ambientalmente sostenibili.

 

Fonte: federchimica.it

 

Postata da Francesco

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