I dischetti di plastica che hanno invaso le spiagge della Maremma, probabilmente pezzi di filtri di depurazione provenienti da un impianto e trasportati in mare dal fiume Sele, diventeranno bellissimi oggetti di decoro da indossare.
L’idea è di Laura Rovida, 39 anni, designer tessile artigiana. Una passeggiata sulla battigia della spiaggia di Capalbio e subito l’idea di trasformare un rifiuto restituito dal mare in un oggetto di artigianato tessile con fenicotteri e gabbiani ricamati per un significato simbolico.
Laura ha studiato Fashion and Textile Design in Inghilterra, al Bradford College dove nel 2010 si è specializzata in tessitura. Ha il suo laboratorio-show room a Capalbio Scalo, in piazza delle Regioni.
Appena pronte, le spilline verranno vendute e il 20% del ricavato sosterrà un progetto di conservazione delle spiagge in collaborazione con le Oasi Wwf della Maremma; obiettivo è quello di raccogliere fondi per le Oasi di Burano e di Orbetello. Laura lancia alla comunità una piccola richiesta di aiuto collaborativo: “Se vi va – dice a tutti – andate in spiaggia, raccogliete i dischetti e portateli al mio laboratorio”.

Fonte: Il Tirreno

Postata da Simona

La lotta contro il marine litter, l’inquinamento marino provocato dalla colpevole incuranza di certe persone, avrà forse un nuovo alleato dallo Spazio.
L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha lanciato un nuovo progetto, “Remote Sensing for Marine Litter”, per valutare la fattibilità nell’utilizzo di un satellite che tracci una mappa precisa dei rifiuti plastici presenti negli Oceani. A tale scopo dovrebbe essere sfruttata la tecnica degli infrarossi, già impiegata con successo per identificare e separare le plastiche da altri materiali in diversi impianti di selezione e riciclo.
Al progetto stanno lavorando due team di ricerca britannici guidati dalla compagnia Argans e dal Plymouth Marine Laboratory in collaborazione con esperti di ambiente marino.

Postata da Enrico

Dalla Toscana arriva un’interssante iniziativa contro il problema del marine litter.
Unicoop Firenze devolverà un centesimo dalla vendita di ogni sacchetto ultraleggero in bioplastica per ortofrutta al progetto sperimentale “Arcipelago Pulito” che coinvolge molti altri attori tra cui: Regione Toscana, Ministero dell’Ambiente, Legambiente, Revet spa (azienda specializzata nella raccolta e selezione dei rifiuti e nella raccolta differenziata) e la Cooperativa di pescatori Cft.

Della durata di 6 mesi, l’iniziativa interesserà gli oltre 300 chilometri quadrati di mare da Livorno a Grosseto coinvolgendo i pescatori nel recupero dei rifiuti plastici intrappolati nelle reti per la pesca a strascico. Invece di ributtarli in mare come erano costretti a fare finora per legge, non avendo autorizzazioni per trasporto e trattamento, potranno riportarli a terra per il recupero.
Si parte a marzo 2018 con la formazione dei pescatori per poi proseguire in mare tra la primavera e l’estate utilizzando una decina di imbarcazioni di grandi dimensioni del Gruppo Cft, con l’intento di impiegarne più avanti anche altre di piccole dimensioni (sono in tutto 24 in forza alla cooperativa). Su ciascuna sarà installato un contenitore per raccogliere i rifiuti plastici recuperati che saranno trasportati a terra in un’apposita area per essere analizzati da tecnici specializzati di Revet spa che decideranno se destinarli a riciclo o allo smaltimento (con recupero energetico).

Arcipelago Pulito avrà anche lo scopo di raccogliere dati più precisi sulla quantità e la tipologia dei rifiuti plastici presenti in quella porzione di mare ed è prevista una campagna informativa di sensibilizzazione verso i cittadini e i consumatori in modo da prevenire alla fonte quelle pratiche scorrette che portano al problema dell’inquinamento dei mari.
L’interesse e il coinvolgimento del Ministero dell’Ambiente, inoltre, potrebbe trasformare questa bella iniziativa al momento circoscritta localmente in un progetto più strutturato a livello nazionale.


Fonte della news: Polimerica.it
Fonte della foto: Gonews.it

Postata da Antonello

Sea2see è un’azienda produttrice di occhiali da sole e da vista realizzati in plastica riciclata recuperata dal mare. 
Nasce a luglio 2016 da Franḉois van den Abeele, trasferitosi a Barcellona con la famiglia dove ha iniziato a studiare diversi progetti per contrastare la problematica del marine litter, in particolare “Cleanup” del giovane olandese Boyan Slat (vedi news). Ha avuto quindi l’idea di utilizzare i rifiuti di plastica in mare come materia prima per realizzare un nuovo brand alla moda e amico dell’ambiente.

Tutto è iniziato da una raccolta fondi seguita da un’azione di sensibilizzazione nei confronti dei pescatori in modo che recuperassero dal mare parte dei rifiuti di plastica e le attrezzature da pesca abbondonate in acqua, che rappresentano circa il 15% dell’inquinamento. Sono stati collocati in 22 porti diversi oltre 100 contenitori per la raccolta della plastica recuperata grazie ai quali in Spagna viene raccolta una tonnellata di rifiuti ogni giorno poi trasportati su camion e conservati in un hangar vicino a Barcellona.
A questo punto entra in gioco un professionista del riciclo che seleziona i rifiuti utilizzabili e, attraverso un laboratorio specializzato, li trasforma in pellet di plastica. Il circuito termina in Italia dove vengono materialmente realizzati gli occhiali.

Attualmente gli occhiali vengono commercializzati in Spagna, Belgio, Paesi Bassi e Francia e circa il 10% delle vendite avviene attraverso il sito web. L’obiettivo ambizioso di Franḉois è di arrivare nel 2018 a vendere 30.000 pezzi. L’azienda è già in trattative con distributori in Germania, Australia, Stati Uniti e Canada e vorrebbe portare la sua iniziativa nei Paesi in via di sviluppo dell’Africa, anche per offrire alle popolazioni più povere una possibilità di lavoro.

Sea2see è un bel esempio di azienda che opera nell’economia circolare, con prodotti eco-compatibili ma anche cool e di qualità. Con l’obiettivo di generare nei clienti un senso di appartenenza e responsabilità come parte attiva di un cambiamento concreto a favore del nostro pianeta. 
Insomma se è vero che “Sei quello che mangi”, lo slogan di Sea2see è “Sei quello che indossi!”.


Fonte della news: Plastic the Mag

Postata da Stefano

“Casa Corepla” è un laboratorio ludico-didattico itinerante organizzato dal Consorzio Corepla per avvicinare i bambini delle scuole al tema del riciclo. Ė stato ricostruito un vero e proprio appartamento in cui, nella vita di tutti i giorni, si compiono le azioni che danno via al riciclo: riconoscimento dei diversi imballaggi, loro separazione e raccolta differenziata. Allestito nei centri commerciali o in aree aperte al pubblico con tappe della durata di 2 settimane.

Un esperto staff di educatrici accoglie i bambini delle scuole di zona con giochi e laboratori artistici per insegnare loro, in modo semplice e divertente, il processo che trasforma i rifiuti di imballaggi in preziose risorse e nuovi prodotti. La visita guidata inizia in salotto dove, grazie a video e presentazioni, ai giovani visitatori vengono spiegati concetti base sul riciclo. Prosegue in cucina, per imparare a conferire correttamente i più comuni imballaggi attraverso la raccolta differenziata. Infine i bambini sono condotti nella stanza dei giochi dove possono divertirsi con imballaggi trasformati in oggetti ludici, una volta riciclati.

Dal 2013 al 2017, il tour di Casa Corepla ha toccato 23 diverse città in tutta Italia, accogliendo più di 15.000 studenti.
Dal 15 al 22 gennaio 2018 Casa Corepla è a Reggio Calabria a Palazzo Campanella per la prima tappa del 2018, organizzata dal Consorzio con il patrocinio del Consiglio Regionale della Calabria.
Dal sito di Corepla è possibile seguire le prossime tappe del tour per organizzare, da soli o con la propria scuola, una visita alla casa del riciclo.


Fonti news e foto: corepla.it, macplas.it

Postata da: Ombretta

Il pesciolino Plastian è il protagonista del libro per ragazzi “Plastian. The Little Fish”.
Le pagine colorate raccontano la storia di un fratellino e di una sorellina che vivono un’avvincente avventura marina durante la quale si rendono conto della quantità di rifiuti presenti negli oceani a causa della negligenza dei grandi. Allora, con l’aiuto del pesciolino Plastian e dei suoi amici animali, i due fratelli costruiscono una rete galleggiante per pulire il mare.

Scritto da Nicole Intemann e illustrato da Julia Patschorke, il libro è pubblicato da Waste Free Oceans, organizzazione internazionale che si occupa di coordinare recupero, riciclo e riutilizzo dei rifiuti plastici presenti in mare. Stampato su carta riciclata, ma disponibile anche in formato elettronico, il testo si rivolge ai bambini dai 5 ai 10 anni per sensibilizzarli in modo divertente e “leggero” sul tema dell’inquinamento marino rappresentando un utile strumento didattico e formativo per scuole e comunità coinvolte in progetti ambientali.
I lettori vengono anche incoraggiati a proporre le loro idee a Waste Free Oceans su come risolvere il problema dell’inquinamento marino e quelle migliori saranno premiate.


Fonte news: Macplas.it – Fonte immagine: Wastefreeoceans.org

Postata da Sabrina

 

Il tema dell’inquinamento marino e di come contribuire a risolverlo, per fortuna sempre più attuale e diffuso, ha ispirato anche il nostro nuovo gioco, il “Policlean”. Uno “snake” a forma di boe galleggianti per divertirsi a pulire il mare da tutti i rifiuti inquinanti. 

Per giocare clicca QUI

 

Dopo il “Poligame” e le 2 versioni dei “I Polymers”, da oggi è online “Policlean”, il nuovissimo gioco del Polimero adatto sia ai PC che agli smartphone/tablet.
Divertitevi con il vostro “snake”, rappresentato da boe galleggianti di plastica, a ripulire il mare da tutti i rifiuti gettati con noncuranza dalle barche e dai bagnanti. Offrendo simbolicamente un prezioso contributo al problema dell’inquinamento!
Come sempre, il vincitore di ogni periodo di gioco sarà premiato con un esclusivo gadget del Polimero.
Chi sarà il più bravo a raccogliere quanti più rifiuti possibile?  


Postata dalla Redazione

 

 

Sapete perché molti prodotti alimentari e industriali sono confezionati con imballaggi in plastica? E che fine fanno dopo il loro utilizzo?

Oggi in Europa circa il 50% di tutti i prodotti alimentari è imballato in plastica che contribuisce innanzitutto ad aumentare la durata del prodotto conservato e quindi a ridurre lo spreco. 
Il polimero, pur essendo resistente, è più leggero rispetto ad altri materiali usati per il packaging. Il suo impiego consente perciò di risparmiare energia, risorse e di ridurre le nocive emissioni di CO2. Se in Europa si utilizzasse imballaggi in plastica per tutti i prodotti, si ridurrebbe di circa 800 Kg il carico medio di un camion per il trasporto delle merci; per ogni 100 Km percorsi, ciò farebbe risparmiare 2 litri di gasolio e di conseguenza ridurre le emissioni di CO2 di 5 Kg. Una bella boccata d’ossigeno per l’ambiente e per il portafoglio!

Quando l’imballaggio termina il suo compito e diventa rifiuto, la soluzione migliore, ove possibile, è sicuramente il riciclo che ne allunga di molto la vita “utile”.
Il riciclo delle materie plastiche funziona bene con l’imballaggio che è facile da raccogliere e da suddividere per tipologia di materiale. Può essere “meccanico”, per trasformare l’imballo a fine vita in un nuovo manufatto impiegato nello stesso settore o per un’altra applicazione; o anche “chimico”, per ottenere materia prima rigenerata reintrodotta nel processo produttivo.
D’altro canto la plastica è tutto sommato un materiale giovane rispetto ad altri e quindi anche la sua tecnologia di riciclo è recente.
Per riciclare di più e meglio in Europa occorrerebbe quindi evitare il più possibile il conferimento del rifiuto in discarica, migliorare e incrementare la raccolta differenziata e supportare l’innovazione. Zero plastica in discarica entro il 2025 favorirebbe la produzione di 5 mt di nuova plastica riciclata e quindi la riduzione di 7 mt di CO2 emesse in aria!
Esiste un livello ottimale per il riciclo degli imballaggi in plastica, in funzione dei mezzi e della tecnologia oggi a disposizione, che in Europa è tra il 35% e il 50%. Andando oltre tale soglia, aumenterebbero i costi di riciclo per la società senza ottenere un reale beneficio ambientale. 

Ma c’è una soluzione alternativa eccellente per i rifiuti in plastica che non possono essere riciclati in maniera sostenibile dal punto di vista economico e ambientale: essere usati come fonte di energia per fornire elettricità, riscaldamento e raffrescamento a milioni di persone e alle nostre industrie.

Negli ultimi 10 anni l’Europa ha registrato già una riduzione del 38% nel conferimento delle plastiche in discarica (soprattutto grazie a i Paesi del Nord), un aumento del 64% nel riciclo e del 46% nel recupero energetico. Un risultato non da poco.. ma molto di più può e deve essere fatto per il bene di tutti.


News tratta da “La vita sconosciuta delle materie plastiche” 

Postata dalla Redazione

MARLISCO (MARine Litter in Europe Seas Social AwarenesS and CO-Responsibility) è un importante progetto finanziato dalla Commissione Europea, iniziato a giugno 2012 e terminato a maggio 2015.

Attraverso questa iniziativa 20 partners hanno intrapreso attività di informazione, formazione e sensibilizzazione in 15 Paesi europei, con l'obiettivo di coinvolgere e responsabilizzare le principali parti sociali sul delicato tema dei rifiuti marini.

Le attività del progetto comprendevano:

  • uno studio esplorativo delle fonti inquinanti e delle tendenze in materia di rifiuti marini in ogni zona coinvolta;
  • una raccolta delle migliori messe a punto in tutti i Paesi partner;
  • un'indagine sulle percezioni prevalenti e gli atteggiamenti delle diverse parti interessate in materia di rifiuti marini;
  • un contest video a livello europeo dedicato ai giovani per raccogliere le loro visioni sulla questione dei rifiuti marini e sensibilizzarli al cambiamento;
  • dibattiti nazionali nei 15 Paesi partner;
  • eventi quali mostre, workshop, clean ups..

Nonostante il progetto si sia concluso, sul sito http://www.marlisco.eu/index.it.html si possono trovare tantissime informazioni utili.

Postata da Attilio

Mai come quest’anno il tema della tutela degli Oceani e della lotta contro l’inquinamento (il cosiddetto “marine litter”) è stato tanto sentito e diffuso a livello globale.
La consueta giornata mondiale degli oceani, fissata 9 anni fa dall’ONU per l’8 giugno, quest’anno ha avuto uno slogan particolarmente diretto e incisivo: “I nostri oceani, il nostro futuro”, per sottolineare come la salute dei mari sia strettamente collegata al nostro futuro e come sia necessario risolvere tutti insieme il problema del suo inquinamento. 

A parte questa ricorrenza in occasione la quale sono state organizzate moltissime iniziative in scuole, università, musei, piazze.., il 2017 ha visto il moltiplicarsi in tutto il mondo di convegni, incontri, discussioni volti proprio a sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica sul tema della salvaguardia degli Oceani.
Dal 5 al 9 giugno 2017 si è svolta a New York “The Ocean Conference”, dedicata a sostenere l’attuazione di uno degli Obiettivi Sostenibili definiti dalle Nazioni Unite nell’Agenda 2030: conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile del pianeta.Anche l’Italia è attiva in tal senso. Al teatro Franco Parenti di Milano, ad esempio, il 3 e 4 ottobre lo Yacht Club Costa Smeralda, in collaborazione con la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e la SDA Bocconi, ha dato vita al “One Ocean Forum” per celebrare, in occasione del suo cinquantesimo anniversario, il proprio impegno attivo nella tutela dell’ambiente marino.

L’industria mondiale della plastica ha deciso di unire gli sforzi per essere parte attiva di questo impegno globale, promuovendo nel 2011 la “Declaration of the Global Plastics Associations for Solutions on Marine Litter”. Questo documento è stato firmato da 69 organizzazioni ed enti, tra cui PlasticsEurope, provenienti da 35 Paesi di tutto il mondo e spinti dall’obiettivo congiunto di garantire un uso responsabile e sostenibile della plastica combinato con il rispetto e la tutela degli ambienti marini. Non solo parole ma fatti concreti. Da quell’anno sono stati avviati più di 260 progetti finalizzati a contrastare il marine litter attraverso il recupero e il riciclo della plastica, la conservazione delle risorse e la condivisione e diffusione di questo comune impegno. Coinvolgendo nuovi membri sarà possibile fare ancora di più.

Postata dalla Redazione

Pagina 1 di 7