Riciclare dovrebbe essere un'abitudine appagante già di per sè: la consapevolezza di fare qualcosa di buono per il futuro del Pianeta è già un ottima spinta.

Ma, si sa, stanchezza, pigrizia possono scoraggiare anche i più solerti riciclatori. Ecco perché in molte località italiane e non solo si stanno escogitando originali incentivi alla differenziazione dei rifiuti che premiano i consumatori. Eccone 2 esempi:

Fa parte dell'arredo di molti supermercati europei un dispositivo simile in tutto e per tutto a un distributore di merendine e caffè, ma ideato per accogliere lattine di alluminio e bottiglie in PET. Al termine dell'inserimento dei rifiuti, la macchinetta eroga uno scontrino che vale uno sconto sulla spesa da effettuare: più virtuoso è il consumatore, maggiore sarà il risparmio sulla merce messa nel carrello. La procedura di riciclo è così notevolmente facilitata (le bottiglie vengono anche compresse, in modo da risparmiare spazio) e anche i supermercati ci guadagnano: secondo gli esperti di marketing, l'erogazione di buoni sconto incoraggerebbe i clienti a concedersi qualche sfizio in più.

Non c'è sempre bisogno di un dispositivo ultratecnologico per convertire la spazzatura in prodotti di prima necessità. Ci si può affidare anche a un metodo antico ed efficace: quello del baratto. Presso l'Ecopunto di Niscemi e di Cinisi, entrambi in Sicilia, i clienti possono depositare plastica, alluminio, carta e cartone. I rifiuti vengono pesati e convertiti in punti, con i quali si ha diritto a ottenere generi alimentari prodotti da una cooperativa ambientale prodotti di consumo. Accumulando punti si possono acquistare anche biglietti per il cinema o il teatro a seconda delle convenzioni stipulate con gli altri punti vendita della zona.


Postata da Sabrina

E’ alle porte di Milano, precisamente a Rozzano, che sorge il giardino verticale più grande del mondo, realizzato sulle facciate del centro commerciale Fiordaliso ed entrato a buon diritto nel Guiness dei primati.

Il progetto è dell’architetto Francesco Bollani del gruppo Sviluppo & C.: oltre 1.200 metri quadrati di superficie per 8 metri di altezza con circa 44.000 piante presenti.

Il giardino nasce dagli studi sul “muro vegetale” realizzati da Patrick Blanc, botanico francese che ha in precedenza collaborato con famosi architetti a Parigi e Madrid. Il suo brevetto prevede la posa in opera di uno strato di cartonfeltro graffato ad un telo in PVC di 1 cm di spessore fissato a sua volta ad un’ossatura metallica portante ancorata alla pareti verticali. Viene lasciato una sorta di cuscino d’aria tra la parete e il giardino in modo tale da garantire l’ottimale isolamento termico e acustico degli ambienti interni incrementato anche dal potere isolante del materiale plastico. Le radici poggiano sul cartonfeltro rimanendo così in superficie senza danneggiare la struttura dell’edificio. E’ prevista una costante innaffiatura programmata.

Nel progetto di Rozzano il giardino è stato coltivato e monitorato a terra un anno intero prima di essere trapiantato in verticale mediante 11.000 piccole cassette metalliche leggere.

Le pareti verdi, così come i più conosciuti tetti verdi, svolgono un importante funzione ambientale: isolano, regolano l’apporto solare, filtrano le polveri e l’anidride carbonica e senza dubbio migliorano anche il valore estetico dell’edificio.

Fonte: www.architetturaecosostenibile.it

Roma, 15 gennaio 2013 - La ricerca lavora a tecnologie che possano ridurre la produzione ed emissione in atmosfera dei gas serra, considerati una delle minacce più serie per l'ambiente. Una di queste nuove tecnologie si basa sulle membrane, film sottili in grado di rimuovere, per esempio, la CO2 dai fumi di combustione emessi dalle centrali elettriche. Un gruppo di ricercatori dell'Istituto per la tecnologia delle membrane del Consiglio nazionale delle ricerche (ITM-CNR), con colleghi britannici dell'Università di Cardiff e dell'Università di Manchester, ha sviluppato membrane basate su materiali polimerici innovativi. Le membrane, come descritto sulle riviste "Advanced Materials" e "Angewandte Chemie-International Edition", possono essere impiegate per applicazioni nel campo della separazione di gas e vapori, traendo vantaggio dall'elevata permeabilità combinata con buoni fattori di separazione.

"I materiali sviluppati presentano una cosiddetta microporosità intrinseca, cioè miliardi di cavità microscopiche che permettono il passaggio di piccole molecole di gas in maniera selettiva, con strutture molecolari particolarmente rigide che garantiscono un elevato volume libero a disposizione per la permeazione di gas", commenta John Jansen, dell'ITM-CNR e coordinatore dello studio. "Abbiamo sfruttato questa 'marcia in più' per ottenere membrane con prestazioni superiori alle attuali per separazioni di grande rilevanza industriale o ambientale, come la produzione economica dell'azoto dall'aria o la rimozione della CO2 da gas di scarico".

Il lavoro è stato svolto nel corso del progetto DoubleNanoMem, 'Nanocomposite and Nanostructured Polymeric Membranes for Gas and Vapour Separations', finanziato dall'Unione Europea nell'ambito del VII programma quadro. I primi polimeri con microporosità intrinseca sono stati sviluppati circa un

decennio fa da Peter Budd dell'Università di Manchester e da Neil McKeown dell'Università di Cardiff, anch'essi coautori della ricerca. "Tali materiali sono particolarmente interessanti perché combinano le proprietà dei polimerici classici e dei materiali ceramici, che consentono un setacciamento molecolare grazie a dimensioni dei pori ben definite e prossime a quelle di molecole di interesse per l'industria", aggiunge Paola Bernardo, dell'Itm-Cnr e coautrice dello studio assieme a Fabio Bazzarelli e Gabriele Clarizia. La ricerca su membrane con microporosità intrinseca rientra tra gli obiettivi di un recente progetto Pon per la regione Calabria, in cui anche il gruppo di Jansen è coinvolto.

Fonte: lescienze.it

Postata da Lara

Cinquanta tonnellate di materie plastiche riciclate trasformate in un'opera ingegneristica di tutto rispetto: si tratta di un ponte progettatato da un team di ingegneri della Rutgers University e dell'Università di Cardiff. Si trova in Scozia, lungo il fiume Tweed nella contea di Peebleeshire e l'intero processo di costruzione ha richiesto meno di 2 settimane. Un esempio per altre città, soprattutto del nostro Paese, con moltissimi vantaggi. In primo luogo per smaltire una grande quantità di rifiuti, trasformandoli in materie prime. Un'infrastruttura del genere, poi, non arrugginisce, non ha bisogno di essere ridipinta e può essere a sua volta riciclata al 100%.

Bolle giganti, composte da migliaia di celle esagonali in plastica, formano Eden Project, la più grande serra del Mondo. Si trova in Cornovaglia (UK) e conserva migliaia di specie di piante provenienti da ogni parte del Mondo. La serra è aperta al pubblico e al suo interno, nel centro di ricerca, si sviluppano nuove tecnologie utili per la raccolta dell’acqua piovana e per l’energia eolica. Il progettista si è ispirato alla superficie lunare per realizzare le tre serre principali che contengono l’habitat Mediteranno, quello tropicale e quello esterno che conserva le specie tipiche del Regno Unito e della Cornovaglia in particolare.

Viene dagli Stati Uniti un nuovo mastice dalle proprietà eccezionali che sfrutta le caratteristiche di gechi e cozze. Questo insolito cocktail si basa su una superficie di nano-setole in silicone che simulano quelle delle zampe dei gechi (grazie alle quali gli animaletti sono in grado di scalare superfici umide e verticali), cui viene applicata un polimero sintetico dalle caratteristiche simili a quelle della “colla” dei mitili – quella che salda la barba allo scoglio - per renderlo adesivo anche sott’acqua. Questa specie di mastice adesivo ultra resistente può essere utilizzato migliaia di volte senza perdere adesività neppure sul bagnato.

Postata da anders

Ripulire i marciapiedi, prendersi cura dell'ambiente e contemporaneamente fare affari con le sigarette. La missione all'apparenza impossibile è stata realizzata da una società americana, TerraCycle, in grado di trasformare i mozziconi di sigarette in plastica, mescolandoli con altri materiali riciclati."Si tratta di guardarli come se fossero normali palline di plastica - spiega Emie Simpson, vicepresidente ricerca e sviluppo - C'è un leggero odore di tabacco ma può essere mascherato se necessario".Il progetto partito un anno fa sta raccogliendo grandi successi. D'altronde la materia prima non manca, come spiega il fondatore dell'azienda Tom Szarky, che l'ha creata nel 2001, a 20 anni e fresco di laurea a Princeton. "Non ci sono state grandi risposte solo dagli individui, dalle aziende, ma soprattutto dalle Ong. In Canada, un terzo delle sigarette che abbiamo raccolto sono arrivate da gruppi come World Wildlife Fund e Ocean Conservancy. Quando puliscono spiagge o altro invece di buttare le sigarette le mandano a noi".La missione di Szarky, che sul sito dell'azienda invita ad inviare la propria immondizia, è di eliminare il concetto stesso di spazzatura, riciclando anche i materiali più improbabili per dare vita a nuovi oggetti e ovviamente guadagnare.

Postata da Mataffa

Quasi 23 metri di lunghezza, 157.000 bottiglie di plastica legate tra loro mediante cavi: sono i numeri del ponte di plastica più grande del mondo realizzato dall’associazione ambientalista Ecostuff sul canale Bega a Timisoara in Romania. La struttura è circolare, illuminata anche di notte, ed è in grado di sorreggere oltre 200 persone.
Un autentico monumento alla sostenibilità ambientale e al riciclo creato per sensibilizzare su questi temi ecologici. L’ambizioso progetto ha coinvolto oltre 500 volontari impegnati per 2 settimane in una grande raccolta di bottiglie di plastica.Non è il primo ponte al mondo costruito in plastica ma è il primo realizzato da volontari e composto di sole bottiglie di plastica legate con cavi. In Scozia, come descritto in una precedente news, nel 2011 è stato realizzato sul fiume Tweed un ponte lungo 30 metri. In questo caso però gli scienziati dell’Università di Rutgers hanno lavorato i rifiuti di plastica trasformandoli in un materiale duro utilizzato per dare robustezza e stabilità alla struttura che è i grado di sostenere fino a 44 tonnellate di peso. Altri ponti in plastica sono presenti anche negli Stati Uniti, ma di modeste dimensioni.Il ponte di Timisoara entra di diritto nei “Guinees Worlds Records”, categoria sostenibilità ambientale..

Fonti:
Tgcom24mediaset.it
Foto: Twitter

Postata da Larissa

Le nostre finestre sono spesso esposte a vento e pioggia.
Un team di ricercatori del Georgia Institute of Technology di Atlanta ha pensato di sfruttare la forza di questi elementi per generare energia elettrica. E ha voluto farlo attraverso un effetto chiamato triboelettrico in base al quale, semplificando, si creano cariche statiche mediante attrito tra 2 materiali.
Per ottenere questo effetto, i ricercatori hanno sviluppato un vetro doppio strato: quello esterno contiene nano generatori in grado di catturare l’energia (caricata positivamente) dalle gocce di pioggia che entrano in contatto con l’aria. Il secondo strato è costituito da 2 pellicole di plastica trasparente tra le quali sono poste piccole molle che reagiscono alla pressione del vento. I 2 fogli sono spinti l’uno contro l’altro generando corrente elettrica secondo i principi prima descritti.
Questi vetri “intelligenti”, oltre che nelle finestre delle nostre case, possono essere impiegati anche come finestrini per le automobili. Sono attualmente capaci di convertire in elettricità circa il 60% di questa energia proveniente da elementi naturali. Secondo i primi test, vuol dire produrre circa 130 milliwatt di elettricità per metro quadrato di vetro. Energia sufficiente a caricare la batteria di uno smart phone.

Postata da: Matteo

“Joyxee Island” è un paradiso ecologico galleggiante di 8 mila metri quadrati in una laguna di Isla Muijeres, nei pressi di Cancun in Messico.
L’ideatore di quest’isola è l’artista e ambientalista britannico Richart “Rishi” Sowa, di 61 anni, che l’ha costruita ad una trentina di metri dalla riva con fondamenta realizzate grazie all’impiego di 100 mila bottiglie di plastica piene d’aria, pallet di legno e sabbia.
Richart ha creato un vero e proprio nido d’amore condiviso con la fidanzata Jodi Bowlin, ex top model americana di 47 anni. La struttura costruita sopra l’isola gode infatti di tutti i comfort di una vera e propria casa: 3 piani, tre docce, cucina, bagno ecologico, due camere da letto, vasca idromassaggio, connessione a internet e tanto altro. L’abitazione è circondata da palme, mangrovie, alberi da frutto e altre piante che crescono dalla sabbia e dal terreno dell’isola che è collegata alla terra ferma tramite una zattera galleggiante costruita sempre con bottiglie di plastica e capace di trasportare fino a 8 persone.
Già nel 1998 Richart aveva realizzato nei pressi di Puerto Aventuras, sempre in Messico, un’altra isola fluttuante, Spiral Island: una piattaforma di 250.000 bottiglie di plastica tenute unite da reti, a sorreggere una struttura di compensato e bamboo di 20 metri per sedici con un bilocale, tre spiagge e molte piante. Sfortunatamente nel 2005 l’uragano Emily ha spazzato via tutto.
Ma l’ecologista inglese non si è perso d’animo e nel 2009 ha iniziato la costruzione di Joyxee Island che ha richiesto circa 6 anni di duro lavoro. Lo sforzo è stato ripagato anche dal Governo messicano che ha classificato la nuova isola come “Eco boat”, oggi una vera attrazione per molti turisti.

Fonte: Repubblica.it

Per le foto: Curiositaeperche.it

Postata da Paolo

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