In alcune regioni dell'Etiopia le piogge sono talmente scarse che può accadere che non cada una goccia d’acqua per oltre 6 mesi. La coltivazione di frutta e verdura diventa perciò una dura lotta quotidiana.
In collaborazione con l'Università della città etiope di Gondar, l'organizzazione franco-etiopica Roots Up ha progettato una serra polifunzionale in grado di raccogliere la rugiada che evapora dalle piante: circa 200 litri di acqua al giorno che possono essere utilizzati per irrigare le colture in serra o che possono anche essere impiegati come acqua potabile.
La serra è installata in una fossa scavata nel terreno ed è costruita con bambù locale, un foglio di polimero termoplastico, uno di bioplastica, corde e un serbatoio di acqua. Non richiede particolari competenze e può essere realizzata in circa cinque giorni con strumenti base.
Il foglio di policarbonato va a formare la struttura della serra, molto simile a una tenda che può essere aperta in alto. Il foglio di bioplastica agisce come un imbuto al centro della serra e conduce l'acqua in un serbatoio alla base.
La serra funziona intrappolando l’aria calda e umida durante il giorno. Quando la temperatura esterna scende di notte, la parte superiore della serra si apre e raffredda l’ambiente interno: il vapore acqueo si condensa e forma goccioline minuscole che scendono dalle pareti nel serbatoio d’acqua sottostante.
La quantità di acqua che può essere raccolta dipende dalla concentrazione di umidità nell’atmosfera. Sugli altipiani di Gondar, l'umidità è circa del 50% durante la stagione secca e si stima che potranno essere raccolti, come dicevamo, circa 200 litri di acqua ogni giorno.
Roots Up sta ottenendo fondi per il suo progetto attraverso una campagna di finanziamento collettivo su Indiegogo. L'ONG spera di realizzare il primo prototipo di serra nel giro di qualche mese. Dopo di che subentreranno gli agricoltori della regione di Gondar con l'obiettivo di produrre più di 10 collettori di rugiada entro novembre e, soprattutto, di creare una comunità agricola autonoma.

Maggiori informazioni: Roots-up.org

Postata da Alessandro

Il mondo della telefonia è sempre più attento all'aspetto ecologico del cellulare oltre che naturalmente alle sue prestazioni e funzioni.
Una nota marca ha di recente lanciato "Blue Earth", chiarendo fin dalla scelta del nome il suo impegno "green". Interamente "touch" il telefono è infatti realizzato con plastica riciclata estratta dalle bottiglie d'acqua e alimentato a energia solare. Tra le sue funzioni più innovative anche "Eco walk", un software creato ad hoc che permette di contare i passi calcolando la riduzione delle emissioni di CO2 conseguita grazie allo spostamento a piedi invece che con un trasporto motorizzato. Questa funzione consente anche di ottenere il valore della propria impronta ecologica, con indicazione del numero di alberi salvati.

Postata da Emanuele

I ricercatori della Case Western Reserve University hanno messo a punto un nuovo materiale polimerico capace di cambiare consistenza, diventando morbido o duro a seconda se si trovi a contatto con un liquido o meno.
L'idea nasce osservando gli invertebrati marini chiamati comunemente “cetrioli di mare”, che hanno la capacità di regolare la propria consistenza.
Per la prime serie di polimeri artificiali, i ricercatori hanno utilizzato un co-polimero in cui erano state incorporate nanofibre, tra cui anche quelle di cellulosa isolate da un organismo marino del gruppo dei tunicati.

Un enorme polpo marino composto da migliaia di bottiglie di plastica, per un’installazione artistica dal valore ecologista. È questa l’iniziativa messa in campo da Vincenzo Biavati e dall’associazione culturale “La società a teatro”, che a settembre 2013 ha portato la creazione per il centro storico di Ferrara per una parata pubblica. Lo scopo dell’iniziativa è di parlare dei gravi danni portati all’ecosistema marino – e di conseguenza anche all’habitat naturale sulla terraferma – dall’abbandono e dal mancato smaltimento della plastica.“Sappiamo tutti – hanno spiegato gli organizzatori – che l’acqua è il fondamento della vita, e forse il principale elemento della catena alimentare. Forse non tutti sanno, però, che ci sono luoghi del pianeta dove l’accumulo di rifiuti in mare, soprattutto plastica dispersa, ha creato vere e proprie immense isole di spazzatura. E che, a causa della fotodegradazione, spesso il materiale non viene metabolizzato dal mare, si frantuma in pezzi sempre più piccoli fino a diventare microscopico in composti noti come Pcb, inquinanti con una tossicità che si avvicina a quella della tossina. In questo modo finisce mangiato dalla fauna marina, entrando così nella catena alimentare”. E per sensibilizzare la popolazione su questo tema Biavati e l’associazione hanno ideato un laboratorio artistico per la realizzazione di un enorme polpo marino, “che ha richiesto – hanno affermato i portavoce dell’associazione – l’impiego di migliaia di bottiglie di Pet riciclate. Come tutti i laboratori Lst aperti ai cittadini, anche questo è finalizzato alla socializzazione fra persone attraverso la condivisione di un’esperienza creativa”.Le bottiglie sono state raccolte anche grazie al contributo dei cittadini che le hanno conferite attraverso 5 centri sociali Ancescao tra Ferrara, Poggio Renatico e Pontelagoscuro.

Fonte articolo e foto: Estense.com

Postata da Veronica

Un grande problema nella gestione dei rifiuti marini è che ad oggi non esiste ancora una banca dati sufficiente per valutarne nel modo corretto l'entità.
Proprio per ovviare a questa mancanza e contemporaneamente per coinvolgere e sensibilizzare i cittadini, l'Agenzia Europea per l'Ambiente (EEA) ha sviluppato il Marine Litter Watch (MLW), un'APP per smartphone volta proprio a tracciare i rifiuti marini.
Scaricando gratuitamente l'applicazione, è possibile inviare all'Agenzia le segnalazioni sui rifiuti ma anche ricevere informazioni su eventi, comunità e mappe.

Fonte articolo: linfalab.it

Postata dalla Redazione

Pagina 8 di 8