Il vinile torna in passerella e da lì rientra nei nostri guardaroba.
Tutto ha inizio con lo stilista Karl Lagerfeld che per la sfilata primavera/estate 2018 presenta una donna moderna, urbana e futurista con stivali in PVC e guanti e cappello abbinati.
Un’invasione trasparente, la plastica assume una nuova forma spaziando dall’abbigliamento agli accessori e venendo proposta da molti altri famosissimi marchi di moda. Da Chanel a Prada, fino a brand nuovi come Off-White, la plastica detta tendenza ed è assoluta protagonista delle collezioni primavera/estate 2018 e oltre, fino all’autunno/inverno 2018/2019.

Ma il legame tra vinile e moda ha una storia pluridecennale.
Fin dai suoi primi utilizzi negli anni ’60, è stato sempre sinonimo di originalità, creatività e sperimentazione. Viene scoperto da designer del calibro di Andrè Coureges, Pierre Cardin e Paco Rabanne che hanno colto appieno lo stile hi-tech del vinile utilizzandolo in disegni con forme geometriche semplici, moderne e pulite dove gli indumenti vengono tagliati di netto.
Andrè Coureges, ispirandosi agli stivali da astronauta, usa il vinile nella collezione “Moon Girl” del 1964 per proporre stivali bianchi lucenti a metà polpaccio con fessure nella parte superiore. Idea che presto viene riproposta ovunque.
Intanto in Inghilterra, sulla scia dell’esplosione della pop art, lo stilista Mary Quant usa tessuti con rivestimento vinilico creando quello che in seguito verrà definito “look bagnato”, non solo negli impermeabili ma anche in minigonne e abiti aderenti.
A metà degli anni ’90 gli abiti in PVC caratterizzano prevalentemente le mode giovanili oltre ad apparire spesso anche nei media, tv e riviste.

Nel corso degli anni il vinile è stato in grado di riadattarsi ad ogni generazione e stile fino a tornare ad essere assoluto protagonista delle ultime tendenze. Un materiale resistente e versatile, molto adatto anche per realizzare gioielli e borse.


Fonte: Periodicodaily.com

Postata dalla Redazione

Chi conosce Londra, sa quanto è bello camminare lungo il Tamigi la sera per poi fermarsi a cenare ammirando il London Bridge, il grattacielo Shard e tante altre bellezze. E nel periodo invernale, soprattutto sotto Natale, questo scenario diventa ancora più magico, impreziosito dalle luci e dall’atmosfera di festa.

Bisogna però fare i conti con il rigido clima londinese che non scherza nei mesi più freddi.

Per questo alcuni ristoranti hanno installato delle bolle riscaldate, che nella forma ricordano degli igloo, all’interno delle quali potersi godere un cena rilassante e magari romantica, circondati da poltrone, piante e calde coperte. La scelta della plastica per realizzarle, oltre che per ragioni estetiche e funzionali, deriva dalla sua resistenza unita alle eccellenti proprietà isolanti.

Il primo ristorante che le ha lanciate l’anno scorso è stato il Coppa Club, presto seguito da altre strutture visto l’immediato successo ottenuto.

Quest’anno gli igloo ritornano in varie location della città: al South bank Centre, a Winterland (zona Fuhlam) e Stratford. Un prezioso suggerimento “turistico” se avete in programma un viaggio a Londra in questi mesi invernali.

 

Fonte news e foto: ambienteambienti.com

 

Postata da Alice 

Lo studio olandese PolyLester ha progettato delle tende colorate in plastica. Localizzate ad Utrecht, hanno lo scopo di formare delle oasi urbane in grado di tamponare il brusio del traffico.

Posizionate in cima al Jaarsbeurstrappen della stazione centrale di Utrecht, Aura accoglie coloro che passano, in una scultura composta da tre cilindri definiti da tende colorate trasparenti. Tutti sono invitati a diventare attori e spettatori dello spazio pubblico, o semplicemente fermarsi e godersi il gioco di movimento e luce mentre si mangia un panino o si gode la vista. La grafica contiene 16 tonnellate di acciaio e strisce di plastica da 1,5 km

Aura Utrecht è commissionata da Public Works, un'iniziativa della Fondazione Kunst inhet Stationsgebied, in collaborazione con la città di Utrecht.

Postata da Samuele 

 

Dal 27 settembre al 5 novembre, la sede milanese delle Gallerie d’Italia, il polo museale in piazza della Scala, ospita la nuova installazione di Cracking Art, per festeggiare i dieci anni esatti dalla nascita del coccodrillo rosso. Il museo milanese raggruppa settanta coloratissimi protagonisti, tra chiocciole, lupi, suricati e rondini, tutti realizzati in polietilene, che animano il giardino del grande scrittore milanese.

Dal 2007 il coccodrillo rosso, che, all’indomani della sua esposizione a Oriocenter di Bergamo e sui balconi di Palazzo Beltrami (ufficio dell’allora assessore alla cultura Vittorio Sgarbi) in piazza della Scala è entrato a far parte della collezione d’arte moderna di Intesa San Paolo  e da quel momento è esposto permanentemente nel Giardino di Alessandro Manzoni, parte integrante del polo museale milanese.

Postata da: Marilena

Un paio di occhiali diverso per ogni occasione e vestito, senza spendere molto.. A chi non piacerebbe?

Ci ha pensato l’imprenditore catanese Luca Calvagno lanciando la linea Switchon, occhiali da sole intercambiabili creati in plastica riciclata, soprattutto a partire da tappi e bottiglie.

Ogni lente in policarbonato di diverse cromature può essere installata su tutte le montature, così da personalizzare l’occhiale per ogni occasione creandosi il proprio stile unico e glamour. 

Alcune collezioni sono realizzate interamente in plastica recuperata, altre hanno circa il 65% di riciclo. Sono occhiali unisex, resistenti e proteggono dai raggi ultravioletti.

Un’idea originale che unisce rispetto per l’ambiente a moda e praticità.


Fonte della news: leisi.it

Postata da Simone

Nell’ultima edizione di “Sculpture by the sea”, manifestazione artistica a sfondo ambientalista che si svolge nella città danese di Arhus, l’artista indiano Arun Kumar ha voluto sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della sostenibilità ambientale attraverso la sua opera “Droppings and the Dam”: una scultura realizzata con oltre 70.000 tappi di plastica raccolti in tutto il mondo e riciclati per andare contro ad uno stile di vita non sostenibile basato sullo spreco e sull’”usa e getta”.

Gli elementi di scarto sono stati minuziosamente sistemati e legati tra loro in una configurazione verticale grazie a fili d’acciaio, trasformando il materiale da scarto in un grande padiglione a ferro di cavallo. Un’occasione per tutti i visitatori di vivere l’opera e di godersi una giornata in riva al mare.

Come nel caso di “Droppings and the Dam”, molto spesso il riciclo fai da te crea forti emozioni e nel contempo trasmette messaggi importanti per la tutela dell’ambiente che ci ospita.


Fonte della news: inabottle.it

Fonte foto: designboom.com

Postata da Cesare

Dalla collaborazione tra Adidas e l’associazione ambientalista Parley for the Oceans, sono nate le nuove scarpe da corsa UltraBoost Uncaged Parley realizzate in serie per ben il 95% con rifiuti in plastica recuperati dalle acque dell’Oceano Indiano intorno alle Maldive. E anche il restante 5% deriva dal riciclo di plastica. 

Le scarpe sono prodotte utilizzando una nuova tecnologia specificamente ingegnerizzata per convertire i rifiuti plastici in filati tecnici e il design si ispira alle onde del mare per rappresentare le singolare idea ambientalista che sta alla base del progetto.

Per ogni paio di scarpe vengono impiegate 11 bottiglie di plastica post consumo. L’obiettivo ambizioso di Adidas per il 2017 è di realizzare un milione di queste calzature riutilizzando la plastica recuperata dagli Oceani grazie all’impegno di Parley.

Adidas e Parley for the Oceans non sono nuove a iniziative di questo tipo. Nel 2016 hanno lanciato magliette da calcio prodotte sempre con plastica recuperata dagli Oceani e stampe a base d’acqua eco-friendly, indossate da Real Madrid e Bayern Monaco, due tra le squadre più famose al mondo.

Queste importanti iniziative sono un esempio di come l’innovazione promossa da un grande brand possa spingere il cambiamento e sensibilizzare l’opinione pubblica verso una problematica che deriva da un comportamento umano troppo spesso sbagliato.

 

Fonte news: macplas.it

Fonte foto: laura carpi.wordpress.com

Postata da Marco

Si parla sempre di più di economia circolare. Ma cosa si intende esattamente?

L’economia degli ultimi decenni si è basata su un approccio di tipo “lineare”: prendi, produci, usa e getta. I beni vengono comprati per rispondere ad un determinato bisogno, usati e buttati via. Ciò è insostenibile, non solo dal punto di vista ambientale ma anche economico. 

Ma negli ultimi anni per fortuna si sta diffondendo un nuovo modo di concepire prodotti e servizi che ricalca il ciclo della vita naturale in cui ogni fine rappresenta un nuovo inizio. Nell’economia circolare i prodotti sono pensati fin dalla loro nascita per avere una nuova vita dopo il loro utilizzo, vengono trasformati in nuove cose o utilizzati come nuove risorse con attenzione al consumo di acqua, di energia e anche agli aspetti sociali.

Un esempio perfetto di economia circolare arriva dagli Stati Uniti: plastica che da rifiuto viene trasformata in nuovo prodotto dando lavoro a migliaia di persone. Timberland, grazie alla collaborazione con Thread International (società che realizza fibre e tessuti a partire da materiali riciclati) ha coinvolto 1.300 haitiani nella raccolta di bottiglie di plastica da strade e discariche destinate alla realizzazione di una fibra riciclata per produrre una nuova linea di scarpe, borse e t-shirt.

Per filosofia aziendale, la Thread fa da tramite tra le popolazioni più in difficoltà (come nel caso degli haitiani colpiti da un violento terremoto nel 2010 e dall’urgano Matthew lo scorso anno) e i grandi brand, fornendo un lavoro dignitoso ai primi e un materia “prima seconda” riciclata e di qualità certificata ai secondi.

Secondo un rapporto fornito dalla stessa Thread, il primo stock di materiale venduto a Timberland ha permesso di ridurre il consumo di acqua di 115 milioni di litri (rispetto alla produzione di fibra di cotone), di evitare l’uso di quasi 7 tonnellate di pesticidi e di riciclare almeno 765mila bottiglie di plastica.

Fonte: lifegate.it

Postata da Amir

Concious Exclusive è il nome della linea primavera-estate 2017 del colosso della moda svedese H&M. Realizzata in bionic, un materiale nuovo, setoso e fluido, adatto alla realizzazione di abiti da sera e da cocktail morbidi e setosi, viene ricavato dal riciclo della plastica che si trova negli oceani. La collezione prevede anche lo sviluppo di una linea bambino e la creazione di un profumo ricavato da olio biologico. Il direttore creativo del brand, Wohlfart Pernilla, ha spiegato come sia stato possibile creare abiti da sogno con delicati plissè grazie all’elevata potenzialità dei tessuti sostenibili, il famoso brand si impegna con grande ambizione a produrre entro il 2020 capi in cotone 100% sostenibile.

Fonte news e foto: greenplanner.it 

Postata da Silvia

 

Veronica Richterovà, artista della Repubblica Ceca, unisce nelle sue opere arte e riciclo.

Le sue bellissime sculture di plastica, raffiguranti per lo più piante e fiori ma anche animali, sono infatti realizzate interamente con bottiglie di plastica riciclate.

Oltre ad avere un forte significato ambientale, le sue opere hanno anche un valore estetico. A prima vista sembrano piante vere con colori sgargianti che riprendono le tinte della natura.

La ricerca dell’artista dura ormai da 10 anni, tempo in cui ha potuto sperimentare vari metodi di taglio, riscaldamento e assemblaggio della plastica.

La sua passione per questo materiale così adatto all’arte l’ha portata negli anni a raccogliere oltre 3.000 oggetti in plastica in 76 Paesi del mondo e a pubblicare, tra gli altri, un interessante articolo sulla storia e sull’utilizzo della plastica.

Il sito web dell’artista ceca è ricco di tante altre sue opere.

Fonte: barbarapicci.com



Postata da Simone

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