Quando si dice che il design non si ferma davanti a niente…facendo zapping su internet guardate cos’ho trovato? Originali accessori d’arredamento realizzati utilizzando vecchie cassette di plastica…è proprio vero che gli scarti altrui possono fare la ricchezza di altri…

Ciao Polimero LucaLuchi

Trasformare il salotto in un luogo di socializzazione. Il Sofa Community, concept non ancora in produzione del giovane designer Ceco Martin Zampach, potrebbe candidarsi a diventare l'elemento domestico di socializzazione per eccellenza: il sistema è modulare e le limitazioni consentite alla possibilità di configurazione sono subordinate soltanto alla fantasia degli utenti.

Postata da Catdog1983

Fonte immagine: youtube.com

Quelli della generazione del Carosello ricorderanno sicuramente il tormentone “E mò e mò… Moplen”, che Gino Bramieri utilizzò per lanciare il Moplen una nuova materia plastica. E proprio “MO’… MOPLEN. IL DESIGN DELLE PLASTICHE NEGLI ANNI DEL BOOM” è il titolo della mostra tenutasi a Roma dal 25 maggio all'8 giugno 2006 agli Ex Magazzini Generali. L’iniziativa:

Roma Design più – 4° international designexpo – è una rassegna internazionale che promuove e valorizza la cultura del design, con un ricco palinsesto di iniziative: mostre, seminari, convegni e performance. Promossa dall’Università “La Sapienza” di Roma Sezione Arti, Design e Nuove Tecnologie del Dipartimento ITACA, Roma Design più si svolge in collaborazione con l’Amministrazione Provinciale di Roma-Assessorato alle Attività Produttive e con la Camera di Commercio di Roma.

La mostra:

All'interno di questa iniziativa ha avuto luogo la mostra “MO’… MOPLEN. IL DESIGN DELLE PLASTICHE NEGLI ANNI DEL BOOM” curata da Cecilia Cecchini che illustra - attraverso oggetti, scritti, pubblicità, foto e filmati dell'epoca – la diffusione avvenuta in Italia dal primo dopoguerra di pezzi di design realizzati in plastica, non più ad imitazione di materiali “nobili” ma con una precisa identità: colorata, leggera, invasiva, povera, infrangibile, dozzinale o raffinata.

Gli oggetti esposti sono di produzione italiana, del periodo compreso tra i primi anni ’50 e i primi anni ’70. Nella selezione sono stati privilegiati quelli di uso quotidiano - spremiagrumi, battipanni, stoviglie, frullatori, radio, televisori, ventilatori, sveglie, attaccapanni… - non solo realizzati in Moplen ma con tutti i materiali plastici prodotti in quegli anni.

Accanto a pezzi progettati da famosi designer - da Marco Zanuso ai fratelli Castiglioni, da Ettore Sottsass a Enzo Mari, Joe Colombo, Mario Bellini, Marcello Nizzoli… – ci sono pezzi di design anonimo. Oggetti rari dalle linee raffinate o più “comuni”, che hanno caratterizzato il paesaggio domestico di quegli anni - sempre visti nelle case ma mai considerati - legati dalla capacità dei progettisti di realizzare artefatti originali ed espressivi, frutto d’ingegno e sperimentazione.

Una parte della mostra è dedicata alla nascita del polipropilene, il materiale plastico noto con il nome commerciale di Moplen, che valse a Giulio Natta il premio Nobel per la chimica nel 1963. Un’avventura italiana che, negli anni dello sviluppo tumultuoso della petrolchimica, portò il suo scopritore e la scuola che attorno a lui si formò ai vertici della ricerca internazionale.

Il libro:

La mostra era accompagnata da un volume (Edizioni Rdesignpress, testo italiano/inglese) curato da Cecilia Cecchini, contenente saggi di designer, critici e storici del design tra i quali: Alberto Bassi, Andrea Branzi, Giampiero Bosoni, Clino Trini Castelli, Anna Castelli Ferrieri, Tonino Paris, Luigi Prestinenza Puglisi. A conclusione un saggio di Josè M. Kenny, esperto di nanotecnologie applicate ai polimeri, sul futuro delle materie plastiche.

Il libro è corredato di un ricco apparato iconografico a colori costituito dalle foto degli oggetti esposti, dalle più significative pubblicità dell’epoca, dalle immagini originali dei laboratori del Politecnico di Milano dove Natta scoprì il Moplen.

Il curatore:

Cecilia Cecchini, architetto, professore al Corso di Laurea in Disegno Industriale dell’Università “La Sapienza” di Roma, esperta di materiali e design. Autrice di articoli e saggi apparsi su riviste nazionali ed internazionali.

Hai voglia di esprimere la tua creatività, ma non sai quale materiale usare? Grazie al Fimo, un polimero d’argilla che non tutti conoscono, potrai creare tutto quello che la tua mente creativa partorirà. Si tratta ti una specie di plastilina che si può modellare con estrema facilità per donarle la forma desiderata. Di solito lo si può trovare in piccole confezioni e in diverse tonalità cromatiche, distinte mediante un numero identificativo. Ma per iniziare si possono anche comprare solo i colori primari (magenta, ciano, giallo + nero e bianco) e mescolarli assieme per ottenere il colore desiderato. Dopo aver modellato la propria "opera d'arte", basta metterla su della normalissima carta da forno e infornarla per 30 minuti a 120°C.

Fonte immagine: ali express.com

Postata da Silvia

Una fila di pinguini gialli in procinto di tuffarsi nelle acque della Moldava a Praga. E’solo una delle tantissime istallazioni del Cracking Art Group che stanno apparendo in tutta Europa

Il Cracking Art è un Gruppo artistico di rottura nato a Biella nel 1993 con uno scopo ambizioso e ben preciso: cambiare la storia dell’arte attraverso un forte impegno sociale e ambientale unito ad un innovativo uso di materiali plastici.

Attualmente composto da 6 artisti, Alex Angi, Kicco, Renzo Nucara, Carlo Rizzetti, William Sweetlove e Marco Veronese, il Gruppo è famoso in Italia e all’estero per le tante riproduzioni di animali in plastica riciclata inserite in luoghi di grande passaggio come strade, piazze e centri commerciali e protagoniste di diverse mostre e rassegne d’arte. Il messaggio è chiaro, diffondere tramite le loro creazioni il rispetto per la natura e l’abitudine al riciclo.

Fonte: Cracking Art group

Postata da Tiziana

In Giappone spopolano i sofà a forma di mano realizzati in poliuretano espanso e disponibili in vari colori e in vari “gesti”. Molto apprezzata è ad esempio la poltrona “OK” che in giapponese vuol dire “soldi”. Ma niente a che vedere con l’italianissima poltrona sacco resa celebre dal grande Fantozzi!

Da quando sono stati soppiantati da cd e poi iPod, i vecchi 33 giri vengono spesso dimenticati in vecchi mobili o al massimo esposti in una libreria. Comunque inutilizzati.
Ma i dischi in vinile possono “rinascere” sotto diverse forme, è sufficiente qualche attrezzo da bricolage e un po’ di creatività.
Ad esempio è possibile creare un porta cartoline: basta avvicinare due mezzi vinili, tagliarli a intervalli regolari e ricavare così lo spazio per inserire cartoncini, buste o anche cd. O anche un portafrutta, mettendo il vinile in un forno preriscaldato a 200° e lasciandolo dentro 2/3 minuti così da renderlo malleabile e facilmente modellabile secondo la forma desiderata. Con la stessa tecnica si possono ottenere anche portapenne, vassoi, porta patatine, ecc..

Con un vecchio disco è possibile realizzare anche originali orologi da parete. È sufficiente applicare al disco un meccanismo da orologio e poi personalizzare l’opera disegnando sopra il vinile, incollando elementi decorativi o ritagliando un altro disco e usarlo come bordo decorativo. Sempre per la casa è possibile creare portariviste, portagioielli, sottobicchieri, ecc..
I 33 giri possono diventare anche borsette alla moda. Basta usare due metà del disco come lati e poi creare il fondo e i manici con della stoffa.
Oltre al bricolage fai da te, esistono tantissimi siti web da cui trarre ispirazione e suggerimenti, molti designer e aziende di design oggi utilizzano il vinile come materiale per realizzare oggetti di arredamento o accessori: Artgallery 18, Alba and Suki, Enjoy media solo per citarne alcuni.

E anche l’arte non è da meno: l’artista coreana Jean Shin ha realizzato “Sound Wave”, un’onda realizzata compattando e assemblando dischi in vinile di varie dimensioni.

 

Fonte articolo: Donna D – estate 2014
Fonte foto “Sound Wave”: www.jeanshin.com

Postata dalla Redazione

Cambiate spesso ufficio e volete portarvi dietro l’intero arredamento senza problemi? Il designer olandese Tim Vinke ha inventato “Kruikantoor” (gioco di parole tra “Kantoor” – ufficio e “Kruiwagen” – carriola), una postazione lavorativa componibile a incastro in polistirene. Quando è assemblata, lo schienale della sedia diventa un “manubrio” con cui spostarlo grazie alle ruote posizionate sul fondo.

Fonte news: designerblog.it - Fonte immagine: designbuzz.com

Postata da Filippo

L'evoluzione della plastica dagli anni '80 ad oggi, il suo crescente potenziale di applicazione nel mondo del design e dell'industria, innovazione e tecnologia sono i temi centrali della tavola rotonda organizzata da POLI.design - Consorzio del Politecnico di Milano, Assocomaplast e Federchimica - PlasticsEurope il 29 Giugno in occasione della chiusura della VI edizione del Corso "Design for Plastics".

Come "guest star" il noto architetto e designer Stefano Giovannoni, artefice di numerose opere in plastica divenute veri e propri oggetti di riferimento per il design italiano.

Per conferme e per ulteriori informazioni:

Tel. 02-23997208 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

C’è chi con i polimeri ci lavora, si diverte e dà sfogo alla propria fantasia e vena creativa.
E così le materie plastiche prendono vita e si trasformano in opera d’arte. E sono molti gli artisti che si cimentano con le più diverse interpretazioni di questo materiale.

Tra questi il pavese Fabio Milani, segnalatoci attraverso le news del sito.

Lo potete conoscere meglio su: fabiomilani.altervista.org

Se altri artisti volessero segnalarci le loro opere “plastiche”, saremo felici di ospitarli in una nuova sezione del sito.

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